Carcinoide intestinale

Globalmente, la sopravvivenza a 5 anni nel carcinoide intestinale operato è presente nel 67% dei casi indipendentemente dallo stadio di presentazione. Nella malattia funzionante trattata, la sopravvivenza media varia dai 7 anni ai 38 mesi; essa tende a ridursi da 5 a 11 mesi in presenza di valvulopatia cardiaca, presente come causa di morte nel 41% dei casi.

In considerazione della possibile multicentricità della lesione, è indispensabile l'esplorazione accurata di tutto l'addome anche per escludere eventuali localizzazioni metastatiche linfonodali o a carico del fegato.

Il razionale chirurgico prevede l'asportazione del tumore primitivo, quando possibile, insieme ai linfonodi regionali. La rimozione chirurgica di lesioni epatiche secondarie dovrà essere considerata in rapporto al numero, alle dimensioni e alla sede delle lesioni. Il rischio anestesiologico può limitare un possibile debulking a carico del fegato. La presenza di una sindrome ormonale va considerata per incoraggiare una rimozione aggressiva della maggior parte di tessuto neoplastico, anche se è noto come il controllo dei sintomi dopo trattamento chirurgico sia di breve durata soprattutto nei tumori ad alto grado di malignità e solo quando almeno il 90% del tessuto neoplastico sia stato rimosso.

In casi poco frequenti, il carcinoide del tenue può manifestarsi con una massiva enterorragia di cui è responsabile la sclerosi dei vasa recta, secondaria alla ipersecrezione di serotonina da parte del tumore. La sclerosi dei vasi arteriosi può condurre anche ad un quadro di tipo infartuale.

Nei casi di carcinoide non funzionante, la neoplasia può manifestarsi con un quadro di tipo occlusivo dovuto alla crescita endoluminale del tumore; in qualche caso, la reazione desmoplastica del mesentere può creare i presupposti per una ostruzione organica. In questi casi, il trattamento chirurgico dovrà essere obbligatoriamente urgente.