Interferone α

Sono numerosi gli studi che hanno utilizzato gli interferoni del gruppo alfa (IFNα), naturali o ricombinanti. Le risposte osservate sono diverse fra carcinoidi e tumori pancreatici.

I carcinoidi maligni sembrano rispondere molto bene a questo tipo di trattamento con una risposta obiettiva media del 10 % circa ed una riduzione media pari a circa il 40 % dei livelli urinari di acido 5-idrossindolacetico (5-HIAA).

Il confronto con altri trattamenti, in particolare con la chemioterapia, è a favore di IFNα: in uno studio di Öberg, la chemioterapia ha dato una sopravvivenza media di 8 mesi contro gli oltre 80 mesi per il gruppo trattato con IFNα; in un altro studio, l'associazione streptozotocina + 5-FU non ha fatto osservare alcuna risposta nei primi sei mesi di trattamento, mentre nel gruppo trattato con IFNα naturale le risposte sono state del 50%.

L'associazione 5-FU + IFNα non offre migliori risultati rispetto alla monoterapia: 5-FU sembra anzi ridurre la tolleranza dei pazienti all'interferone.

L'associazione IFNα + octreotide, rispetto al trattamento con octreotide in monoterapia, mostra una significativa risposta biochimica (72%) ed una stabilizzazione della malattia nel 22% dei casi.

Nei pazienti già trattati senza successo con octreotide, l'associazione di IFNα non solo consente un lungo periodo di risposta, ma permette anche di prevenire il fenomeno della tachifilassi per octreotide, fornendo l'ipotesi di un effetto sinergico fra queste due molecole.

Del tutto diversi sono i risultati ottenuti con IFNα nel trattamento dei tumori insulari. Solo l' 1.4% dei pazienti risponde al trattamento con rIFNα (2 x 106 UI x m2 / die); nella malattia in progressione octreotide (600 mcg / die) offre risposte migliori rispetto agli interferoni.

In pazienti non-responder alla chemioterapia (streptozotocina+5-FU) il trattamento con IFNα ha dato il 63% di risposte.

In complesso, IFNα e chemioterapia sembrano essere equamente efficaci nel trattamento dei tumori insulari; nel carcinoide metastatico, IFNα può essere invece considerato come trattamento di prima scelta.

Nel 19% dei pazienti trattati con IFNα è stata osservata l'insorgenza di disordini autoimmuni di scarso significato clinico (tirotossicosi, ipotiroidismo, anemia perniciosa, lupus eritematoso).

È stato anche osservato lo sviluppo di anticorpi in grado di neutralizzare l'attività dell' r IFNα. La loro comparsa coincide con la perdita di attività antitumorale dell'interferone e con la recidiva neoplastica. La monitorizzazione di questi anticorpi è utile in ogni trattamento con r IFNα.